Dopo tutte le peripezie che ha dovuto affrontare, i nostri giovani blogger immaginano il giorno in cui Alfredo Cresciuti ritorna insieme a suo padre. In quella stessa giornata memorabile, sono accadute altre storie che in questa occasione vogliamo condividere con voi.
Queste sono le storie nate intorno alla vicenda di Alfredo Cresciuti. I personaggi nati dalla fantasia di questi giovani blogger incontrano il nostro ragazzo, il giorno in cui inizia per lui una nuova vita insieme al suo caro babbo.
Oggi vi parliamo di Alfredo Cresciuti, un ragazzo orfano affidato a una famiglia di contadini che viene allontanato dai suoi genitori adottivi per essere portato altrove. Egli scappa dalla sua nuova famiglia per i maltrattamenti ricevuti e per andare alla ricerca dell'uomo che l'ha cresciuto fin da piccolo, dell'unico uomo che lui ha sempre chiamato “babbo”. Che ne direste di una storia così? Una fiaba famosa? Un cartone della TV? No, tutto questo è veramente avvenuto ed è stato raccontato all'interno della mostra Figli d'Italia. I giovani blogger di Trool hanno lavorato molto su questa storia all'interno del progetto “Crescere che avventura”, inventando narrazioni che andassero ad arricchire con la fantasia le vicende di Alfredo, il nostro protagonista involontario.
Il giorno in cui Alfredo ritornò da suo padre, all'Istituto degli Innocenti accaddero tante cose sorprendenti.
Il babbo di Alfredo chiede che il ragazzo torni a casa con lui. Quel giorno accadero tante cose all'Istituto degli Innocenti.
Il giorno in cui Alfredo e suo padre sono andati all'istituto degli Innocenti, accaddero tante cose.
L'argomento di oggi è un pochino difficile da affrontare, ma noi non abbiamo paura degli argomenti difficili vero? Oggi vi parleremo dei data center: edifici pieni di computer-server accesi 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Si può dire che questi luoghi siano l'anima di internet. Fermi, forse l'anima è troppo, ma qualcosa di molto importante sì, ad esempio lo stomaco. C'è qualcuno che può vivere senza uno stomaco in cui digerire gli alimenti? No! Infatti i data center sono un po' come lo stomaco di internet, un enorme stomaco diviso in pezzettini, tutti lontani fra sé. Tutti i dati che girano sulla rete vengono depositati, custoditi e processati in questi luoghi. Pensate che se un giorno i data center smettessero di funzionare, su internet non si troverebbe più niente. Qualcuno di voi chiederà: ma la nuvola cosa c’entra? Ve lo spieghiamo subito.
Sapete cos'è uno stereotipo? È un'idea parziale della realtà, che non rispecchia esattamente come stanno le cose. Questo tipo di giudizi possono provocare confusione, appunto perché incompleti. Un esempio è quando generalizziamo. Se diciamo che tutti i ragazzi sono agitati oppure che tutti i bambini sono teneri, commettiamo un'ingiustizia contro i giovani tranquilli e facciamo un favore immeritato ai bambini pestiferi.
Un esempio meno banale di come gli stereotipi possano provocare confusione è quando si parla del continente africano. In genere la televisione e internet ci mostrano soltanto un continente martoriato da guerre, malattie e povertà. È vero che la situazione dei paesi africani è difficile, ma è anche vero che siamo inondati da notizie che mettono in evidenza solo i problemi, ignorando tutto il resto. In questo post vogliamo raccontarvi un paio di cose belle, importanti e positive che accadono in questo vasto e meraviglioso continente.
Un avatar è un'identità scelta per rappresentare noi stessi all'interno delle trafficate strade della rete. Nonostante i principali social network tendano a incoraggiare l'uso di dati personali autentici per andare sul web, in genere l'avatar aiuta a proteggere la privacy degli utenti. Cambiare identità rimane un bel gioco che piace a molti, ma in quanti conoscono l'origine di questa parola?
Tutti sanno cosa sono le emoticon, anche se a dire il vero rimane ancora qualcuno a cui non piacciono. Sono molti gli insegnanti che si arrabbiano quando trovano tra le righe di qualche compito un sorrisino fatto con due punti e parentesi. Ci credereste se vi dicessimo che la prima emoticon è stata inventata proprio da un professore? Vi raccontiamo com'è andata la faccenda.